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Accademia di Belle Arti Bologna

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 Nell’ottobre del 1711 il papa Clemente XI appose il sigillo agli statuti dell’Accademia che, fondata a Bologna due anni addietro, in suo onore aveva assunto il nome di Clementina.
Strutturata sul modello dell’Académie Royal di Parigi e della romana Accademia di san Luca, l’Istituzione si ispirava anche alle precedenti associazioni artistiche bolognesi,
dalla caraccesca Accademia degli Incamminati, a quella degli Ottenebrati, fino ai liberi sodalizi raccoltisi in tempi recenti intorno ad alcuni mecenati della città. Non a caso, una nobile idea del sapere artistico fondato sui testi oltre che sull’esercizio del disegno si accompagnava alla reverenza per la magnifica arte bolognese del Cinque-Seicento nelle concezione della didattica, la cui attività, cominciata nel gennaio del 1710 in palazzo Fava, proseguirà dal 1712 nella sede di palazzo Poggi. Qui l’Accademia trovava posto accanto all’Istituto delle scienze per iniziativa del generale Luigi Ferdinando Marsili che entrambe le istituzioni aveva tenacemente voluto, continuando a sostenerle in seguito. Intorno al progetto culturale – il cui principale artefice era stato Gian Pietro Zanotti- si strinsero tutti i più importanti artisti della città: fra gli altri Carlo Cignani, Marcantonio Franceschini, Giuseppe Mazza, Donato Creti, Giuseppe Maria Crespi a cui presto si aggiungerà Ferdinando Bibiena.

All’attività dell’Accademia sia in campo didattico sia nell’ ambito della tutela del patrimonio storico contribuiranno via via i migliori artisti bolognesi, tra i quali si annoverano Angelo e poi Domenico Piò, Vittorio Bigari, Felice Torelli, Francesco Tadolini, Ubaldo e Gaetano Gandolfi, Jacopo Alessandro Calvi fino all’architetto Angelo Venturoli, l’incisore Francesco Rosaspina, il paesista Vincenzo Martinelli, lo scultore Giacomo Rossi che segnarono gli ultimi anni della Clementina, nel tramonto dopo la soppressione del 1796.

Dalle ceneri della vecchia Accademia sorse immediatamente un più moderno organismo, l’Accademia nazionale, istituita nel 1802 nell’ambito della generale riforma degli studi voluta dal regime napoleonico. Se in ambito pittorico continuano a prevalere i modelli della tradizione, altre discipline si affermano grazie alla qualità dei Maestri, come la Scultura di Giacomo De Maria e di Cincinnato Baruzzi, o per la modernità degli obiettivi, come l’Ornato, il cui insegnamento avrà largo seguito anche in virtù della cultura variegata e profonda di Antonio Basoli.

Con il mutare delle condizioni politiche cambierà varie volte nel tempo la denominazione dell’Accademia ( Reale, Pontificia, Regia ), ma resterà pressoché inalterato fino al Novecento il suo assetto didattico-istituzionale , anche se le funzioni di conservazione e restauro passeranno alla Pinacoteca (autonoma dal 1882) e poi alla Soprintendenza. Da segnalare tra i docenti il toscano Antonio Puccinelli, caso raro di apertura extracittadina che nutre di cultura macchiaiola la vocazione localistica della pittura bolognese.

La svolta fondamentale è segnata nel Novecento dalla Riforma Gentile del 1923 che libera le accademie dai compiti formativi inferiori, collocandole al grado più alto dell’istruzione artistica. Nel nuovo ordinamento la cattedra di Tecniche dell’incisione andrà a Giorgio Morandi che la terrà per oltre un quarto di secolo, coltivando allievi che poi proseguiranno il suo magistero, quali Paolo Manaresi e Luciano De Vita. Pressoché nello stesso periodo sulla cattedra di Pittura ad Augusto Majani succederà Virgilio Guidi, fra i cui allievi Pompilio Mandelli e Ilario Rossi saranno a loro volta docenti in Accademia. Mentre nell’insegnamento della Decorazione si segnala Giovanni Romagnoli, nella Scultura Ercole Drei plasma una generazione di artisti che vede emergere Luciano Minguzzi e Quinto Ghermandi.

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